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Lo strumento che noi usiamo, e che in questa pagina designiamo col nome di bombarda, è uno strumento ad ancia doppia dal suono potente e penetrante.

In realtà, il termine bombarda, non sarebbe propriamente corretto, in quanto, con questo nome, s’individua più precisamente uno strumento simile della tradizione bretone e un’intera famiglia di strumenti ad ancia doppia, tipici del periodo rinascimentale e dalle caratteristiche ben precise.

Qualunque sia il suo nome, sappiamo che nel Medioevo europeo, strumenti di questo tipo, furono molto diffusi e i documenti del periodo ci regalano una notevole messe iconografica, dalla quale possiamo dedurre il loro abbondante impiego, spesso in coppia con la cornamusa.

Abbiamo già accennato ai primi sviluppi degli strumenti ad ancia nella parte dedicata alla cornamusa; possiamo aggiungere che le origini più remote della bombarda sono forse da accomunare a quelle della cornamusa. Se alcuni strumenti, ad un certo punto della storia, vennero muniti di una sacca, altri probabilmente proseguirono la loro evoluzione continuando ad esser suonati semplicemente con la bocca. Anzi, è molto probabile che molte delle bombarde ritratte nelle miniature medievali, siano semplicemente delle canne melodiche di cornamusa suonate separatamente dalla sacca.

Un’altra ipotesi è quella secondo la quale, le bombarde, furono importate in Europa dopo le prime Crociate, facendole così derivare dalla surna, uno strumento tipico della cultura arabo-persiana. Le due ipotesi, comunque, non si escludono affatto, anzi, crediamo siano entrambe vere.

Comunque sia, le fonti iconografiche del periodo medievale e le testimonianze coeve, ci portano ad isolare due differenti tipi di bombarda in uso nei secoli successivi all’anno Mille.

Una è piuttosto larga e probabilmente, come le nostre, possedeva un suono grasso e ampio, vicino a quello di certi oboi popolari dell’Italia meridionale (pifferi e ciaramelle) e della Spagna (caramillo). L’altra bombarda, raffigurata in opere d’arte della frontiera mediterranea nei secoli XII e XIII, è sottile e il suo timbro doveva essere più delicato.

Il contrasto tra i due generi di bombarda è rispecchiato dalla poesia del tempo. Il verso di Gui de Bourgogne: «Olifans, grelles et chalemiaux et busines bruiants»,  accomuna le bombarde con i rumorosi corni e trombe e si riferisce di certo allo strumento più largo e tozzo. Albrecht von Halberstadt, nel 1200, parla della bombarda dal timbro sottile definendola «dolce».

Le bombarde che noi usiamo sono munite anche di una capsula, la quale, coprendo l’ancia, protegge quest’ultima dai rischi dovuti al contatto diretto con la bocca.

In realtà, l’introduzione di una capsula d’insufflazione, avvenne in un periodo storico piuttosto tardo (XV secolo) ed ebbe vita breve per le limitazioni esecutive che comportava.

Proprio per questa loro caratteristica, le nostre bombarde, potrebbero esser scambiate per dei Rauschpfeifen, in realtà, questi ultimi strumenti, risalgono al Cinquecento e possiedono caratteristiche costruttive e timbriche molto differenti.