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Il corno, più che essere uno strumento musicale vero e proprio, è da considerarsi uno strumento da segnalazione.

Essendo costituito unicamente da un risonatore, la generazione della vibrazione, è lasciata all’esecutore, il quale, facendo vibrare le proprie labbra, produce il suono che in seguito viene amplificato dallo strumento.

La semplicità del corno riduce di molto le possibilità espressive dell’esecutore, limitando, il più delle volte, l’utilizzo ad un'unica nota o poco più.

Strumenti di questo tipo hanno origini preistoriche e, oltre che con le corna dei bovini, vennero fabbricati con corna di capri e montoni, cortecce d’alberi, conchiglie, metallo, ossa animali e femori umani.

Come abbiamo detto, il corno, era uno strumento adibito alla produzione di segnali. Con il suo suono, si poteva segnalare la presenza della propria tribù e dei propri confini, si poteva comunicare con esploratori e cacciatori e, molto probabilmente, un forte valore magico-religioso ammantava l’uso di questo strumento.

Una delle testimonianze più antiche dell’utilizzo di strumenti sul tipo del corno arriva a noi dal neolitico. Vicino a Trento, presso il Riparo Gaban, venne ritrovato, nel 1976, un femore umano, lavorato in modo da potersi usare come generatore di segnali acustici di notevole intensità.

Nell’antichità, i corni, assunsero ruolo militare e con i loro potenti segnali consentirono di manovrare le truppe e impartire ordini.

La Bibbia, nel Libro di Giosuè, ci narra della presa di Gerico da parte dell’esercito israelita e così, veniamo a sapere, che le mura della città assediata, crollarono al grido di battaglia del popolo ebraico e al suono di sette šofar.

Lo šofar è un semplice corno di capro o di montone che viene raddrizzato a vapore e che produce due sole note. È l’unico strumento antico che si conservi ancor oggi nel culto ebraico.

È interessante notare che nell’episodio della presa di Gerico, lo šofar, utilizzato per scopi militari, venne suonato da sette sacerdoti.  

In epoca medievale, i corni bovini, continuarono ad esser utilizzati da guerrieri, cacciatori e sentinelle e un nuovo tipo di strumento, proveniente da Bisanzio, si aggiunse agli altri a partire dal X secolo. Era costruito in avorio e veniva ricavato dalle zanne degli elefanti e perciò gli fu attribuito il nome di olifante. Esso conta stretti paralleli nell’Africa moderna e, siccome Bisanzio non aveva elefanti, l’Africa dovette essere il luogo di provenienza di questi strumenti.

I corni d’avorio valevano da strumenti reali in tutt’e due i luoghi: insegna di re e di capitribù in Africa, possesso esclusivo e prezioso di principi e di cavalieri in Europa.

Durante la disfatta di Roncisvalle, avvenuta nel 778 d.C., il paladino Rolando, comandante della retroguardia di Carlo Magno, aveva con sé proprio un olifante e lo suonò fino a farsi esplodere le vene delle tempie e sanguinar le orecchie per avvertir il suo Re del sacrificio compiuto dai suoi fedeli guerrieri.