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Il davul è una percussione fabbricata con pelli di capra tese, per mezzo di due cerchi, su entrambi i lati di una cornice di legno. La differente lavorazione delle due pelli e i due diversi tipi di bacchetta che vengono utilizzati per percuoterle, danno la possibilità all’esecutore di produrre suoni di differente altezza.

Questo tipo di percussione è attualmente diffuso in diverse regioni del Medio Oriente e dell’Europa dell’Est come la Turchia, la Macedonia, la Serbia, la Bulgaria e l’Albania e in ogni cultura ha ricevuto un nome differente: davul, goc, tupan, topan, t’pan, kasa e molti altri.

Sicuramente la sua origine è orientale e le invasioni turche del XIV e XV secolo diedero la possibilità agli europei di entrare in contatto con questo particolare tamburo. In un’incisione del XV secolo di Israhel van Meckenem, nel mezzo di una battaglia, vediamo ritratti due musici, uno dei quali sembra proprio intento a suonare un davul.

Anche se solo come congettura, non si può escludere in ogni caso una conoscenza di questa percussione, da parte della cristianità, in epoca anteriore alle invasioni ottomane. I contatti tra le popolazioni islamiche e quelle europee hanno origini ben più antiche ed Henry George Farmer, nei suoi “Clues for the Arabian Influence on European Musical Theory”, fa risalire già all’VIII secolo le prime influenze sulla musica dell’Europa cristiana da parte dei musicisti erranti di origine Araba. 

In più, intorno al 600 d.C., Isidoro di Siviglia, nelle sue Etymologiae, ci parla di un tamburo chiamato symphonia costituito da: «un legno cavo, coperto con pelle dalle due parti, che l'esecutore percuote con mazzuoli su ambo i lati. E allora si produce un suono molto gradevole dato dall'unione del grave e dell'acuto».