Quella di far roteare in aria differenti oggetti, è un arte antichissima, le cui prime tracce, giungono a noi sin dal II millennio a.C.

La più antica raffigurazione di giocoleria può, infatti, essere osservata in Egitto, in una delle tombe del sito archeologico di Beni Hassan. In questo documento, risalente al 1994-1781 a.C., si possono distintamente riconoscere sette danzatrici intente ad eseguire differenti esercizi di giocoleria.

L’intero geroglifico, del quale questa è solo una piccola parte, rappresenta probabilmente tutto ciò che il principe sepolto amava in vita e che avrebbe voluto portare con se dopo la morte. Non ci è dato di sapere quale peso venisse attribuito dagli Egizi a questa particolare arte ma non è escluso che un qualche valore simbolico-religioso arricchisse ciò che per noi, oggi, è principalmente un esercizio ludico.

Un’ulteriore conferma dell’antichità della giocoleria, ci è fornita da una statuetta in terracotta, risalente al II secolo a.C., raffigurante un uomo mentre esegue un complesso esercizio di equilibrio con tre palline.

Oltre a questi reperti archeologici, un gran numero di fonti scritte ci parla di molti giocolieri dell’antichità. A Roma erano molto diffusi e conosciuti. Septimus Spika, Sidonius Apollinaris, e Publius Aelius erano famosi per la loro abilità e Tagatus Ursus (53-117 d.C.) viene ricordato per esser stato il primo ad aver introdotto l’uso di sfere di vetro nei suoi esercizi.

Nel Talmud, la raccolta ebraica di studi sulla Legge, viene descritto Rabbi Shimon ben Gamaliel, il quale era in grado di «prendere otto torce accese e lanciarle in aria, afferrandole e rilanciandole senza che mai una toccasse l’altra».

Cuchulainn, l’eroe irlandese descritto nel racconto Tain Bo Cuailnge (V secolo a.C.), sapeva far roteare nove mele e Tulchinne, il giullare di re Conaire, del quale si parla nel racconto The Destruction of Da Derga's Hostel (precedente al X secolo a.C.) era in grado di lanciare in aria nove spade, nove scudi d’argento e nove mele d’oro senza mai farli cadere.

Anche nella tradizione norrena troviamo tracce di abili giocolieri. Nella prima parte dell’Edda di Snorri Sturluson (1178-1241 d.C.), Gylfi, il protagonista di questo racconto mitico, vede, davanti alle porte della Valhöll, «un uomo che giocava con dei pugnali, in modo tale che ve n’erano sempre sette contemporaneamente in aria».

In epoca medievale, la giocoleria divenne una componente costante degli spettacoli giullareschi e spesso, una singola persona, riuniva in se l’abilità dell’attore, del musico, dell’acrobata e del giocoliere.

Diverse raffigurazioni di menestrelli, giunte a noi dal Medioevo, ci testimoniano che, sovente, l’esecuzione di brani musicali, veniva accompagnata da esercizi con palline, coltelli e torce, numeri di contorsionismo ed equilibrismo nonché esibizioni di animali ammaestrati come orsi, scimmie e cani.

Questi saltimbanco vivevano in una posizione sociale piuttosto contraddittoria. Dal punto di vista morale non avevano nessuna possibilità di salvezza. La Chiesa li considerò per tutto il Medioevo dei peccatori incalliti e li destinò senza dubbio alle fiamme dell’Inferno. Dice Onorio di Autun: «Hanno speranza di salvezza i giullari? Nessuna, infatti in tutto sono ministri di Satana, di loro si dice: -Non conobbero Dio, perciò Dio li disprezzò e Dio li derise, poiché i derisori saranno derisi».

Erano considerati pericolosissimi non solo per il fatto che con i loro spettacoli osceni si macchiavano di colpe orrende ma, soprattutto, perché trascinavano nel peccato anche centinaia di astanti ipnotizzati dalle loro esibizioni.

Quindi nessuna speranza per giullari e giocolieri ma, nonostante ciò, sappiamo che questi artisti furono ricercati ed appezzati per le strade, nelle corti dei signori e anche nelle mense degli alti prelati. I giullari venivano disprezzati ufficialmente e privatamente apprezzati poiché erano in grado di allietare con i loro spettacoli e, soprattutto, grazie al fatto di essere fondamentalmente girovaghi, erano in grado di portare novità e pettegolezzi in giro per tutta Europa, gettando dei ponti tra le diverse regioni e i differenti strati sociali.

In un epoca in cui la circolazione delle notizie era limitata e la meraviglia affondava le sue radici in un terreno decisamente più vergine, la figura del giullare fu sicuramente una presenza difficile da scacciare.