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I sonagli appartengono, senza dubbio, al numero degli strumenti più antichi che l’umanità abbia mai utilizzato. Generalmente, per sonaglio, s’intende uno strumento composto da una serie di piccoli corpi duri, di differenti materiali, i quali, percotendosi tra di loro a causa dello scuotimento dato dal suonatore, producono un crepitio acuto ed insistente.

I modi e i materiali con cui questi sonagli vengono costruiti sono infiniti: esistono, infatti, sonagli legati, sonagli a grappolo, esistono i sistri egiziani, i sonagli costruiti con zucche o cestini di vimini e molti altri ancora.

Quelli che noi utilizziamo vengono fabbricati in metallo ma, nel corso della storia, e nelle diverse regioni del mondo, furono utilizzati materiali quali gusci di noci, semi, noccioli, denti e zoccoli d’animali.

Molto probabilmente, l’utilizzo dei sonagli, non ebbe, in origine, un significato meramente sonoro come noi l’intendiamo oggi ma, con tutta probabilità, il suono di questo strumento portava con se una forte valenza magica o religiosa.

A conferma di ciò sappiamo che i sonagli sono considerati uno strumento indispensabile in molti riti sciamanici e sappiamo anche che il sistro, una particolare sonagliera in uso presso gli antichi egizi, era uno strumento sacro e veniva impiegato nel culto della dea Hathor.

In epoca medievale, i sonagli di campanelli, erano molto diffusi e venivano utilizzati quotidianamente su abiti e cinture. Questi sonagli, come ipotizza Curt Sahcs, venivano portati in tutta serietà come amuleti e, proprio per questo, erano consueti in battaglia, in torneo o in duello.

Sempre durante il Medioevo, i sonagli e i campanelli, indossati in grandi quantità in modo da produrre un rumore intenso, divennero il tratto distintivo di molti emarginati. Appestati e lebbrosi furono costretti a portarli per avvertire le persone sane della loro presenza e così pure folli, buffoni e cantastorie eran soliti esser rappresentati con le vesti coperte di sonagli.

Infatti, il tintinnio insistente di questi strumenti, è un suono difficile da controllare e scandire ritmicamente e il rumore che si propaga dopo ogni scuotimento conferisce una sfumatura caotica all’insieme. Incontrollabilità, irregolarità e caoticità ben simboleggiano i tratti fondamentali di folli e buffoni.

A conferma di quest’ipotesi, potremmo ricorrere alla pizzica, ballo tradizionale del Salento. La pizzica è sì un ballo ma fu, prima di tutto, un rito di guarigione compiuto per liberare le donne dal potere perturbante del morso della tarantola.

La musica guida tutto l’esorcismo e lo strumento principe utilizzato in questi riti è il tamburello.

Il tamburello è composto da un cerchio di legno, una pelle tesa su di esso e una serie di sonagli fissati al cerchio.

Mentre il suono della pelle, scandito regolarmente, invita la tarantata alla normalità dei ritmi quotidiani, al contrario, il crepitio incontrollabile dei sonagli richiama l’elemento dionisiaco e caotico nel quale la donna è sprofondata in seguito al morso del ragno.